Comunicato FL 10 febbraio 2018

Il 10 febbraio è la giornata del ricordo delle vittime delle foibe.

È un giorno triste, poiché ci rammenta gli orrori perpetrati ai danni dei nostri connazionali per mano di Tito e dei suoi uomini, carnefici che rimasero senza volto e che non pagarono mai per i loro crimini. 

In migliaia non tornarono più a casa (secondo un ultimo studio sono circa 20mila gli italiani mancanti all'appello) e solo poche centinaia di questi sono stati finora identificati o rinvenuti. La maggior parte di loro giace ancora nelle cavità carsiche dell'Istria, o in fondo al mare o in qualche fossa comune, nella più totale indifferenza come fu per Srebrenica. La storia è stata manipolata nell'immediato dopoguerra, facendo passare donne, bambini, studenti, agricoltori, postini e bidelli per crudeli ''fascisti'' che meritavano di morire. Erano semplici persone, nei confronti delle quali si è abbattuto un eccidio sistematico, che non può mai avere una colorazione partitica. E per questo, trovo semplicemente vergognoso dare voce ancora oggi ai negazionisti di quel massacro. Anzi, consiglio a chi si ostina a minimizzare la tragedia delle foibe, di incontrare e ascoltare i testimoni ancora in vita di ciò che è stato: hanno perso genitori, amici, familiari, casa, terra... Tutto. Questo a causa di un odio ingiustificato, solo per il volere di Tito di epurare Istria e Dalmazia dagli italiani. Chi sopravvisse venne considerato dalle istituzioni dell'epoca al pari un qualunque criminale, e si cercò di mettere a tacere il passato. Quelle persone, a 70 anni di distanza, non hanno ancora una tomba sulla quale commemorare i propri cari, e sono costretti a difendere la memoria da pregiudizievoli revisionisti. Io non sono tra questi, e per tale motivo sono da sempre favorevole a istituire mostre e incontri nelle scuole, per ridare voce a chi non c'è più e per ricordare una storia drammatica che in troppi cercano di cancellare.